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Contro la povertà energetica l’IVA sul pellet si riduce dal 22 al 10%: cambiamento approvato nella Legge di Bilancio 2023

 

Riduzione dell’IVA: un risultato storico per la filiera legno-energia

 

Nella giornata di ieri è stata approvata la Legge di Bilancio 2023: diverse sono le modifiche inserite, ma la più significativa è quella che riguarda l’abbassamento delll’IVA sul pellet.

Per tutto l’anno prossimo infatti, l’aliquota sulle compravendite del combustibile legnoso passa dal 22% al 10%. Un risultato storico, che andrà a dare sollievo a numerose famiglie italiane che hanno scelto di utilizzare la biomassa per il riscaldamento domestico e che, negli ultimi mesi, hanno subito le conseguenze dei forti rincari dei prezzi energetici.

Forte l’impegno di AIEL per contrastare il caro-energia

A seguito della Legge di Stabilità 2015, che ha innalzato l’IVA sul pellet al 22%, l’Italia era diventato uno dei Paesi con la più alta aliquota applicata alle compravendite di questo combustibile.Un aumento che, anche a causa dei fatti che stanno accadendo sul nostro continente, stava diventando insostenibile per quasi due milioni di famiglie italiane: per questo motivo è sceso in campo AIEL – Associazione Italiana Energie Agroforestali. Fin dagli inizi del 2022 l’associazione ha avviato una campagna volta alla sensibilizzazione e al ripristino dell’imposta agevolata sul pellet, coinvolgendo il MEF e le rappresentanze parlamentari, arrivando finalmente alla condivisione dell’emendamento da parte di tutti i Capigruppo dei Partiti in Commissione Bilancio della Camera.

“L’abbassamento dell’IVA sul pellet al 10% è un risultato significativo, frutto di impegno e lavoro portato avanti da AIEL – spiega Annalisa Paniz, Direttrice generale di AIEL- . Questa misura era ed è necessaria a contrastare il caro energia, favorendo lo sviluppo dell’energia rinnovabile sempre più scelta dalle famiglie italiane per la sua economicità e sostenibilià rispetto alle altre fonti fossili.

Un risultato, due significati

“Questo risultato storico ha un duplice significato: se da un lato vuole proteggere le famiglie dalla povertà energetica, dall’altro vuole promuovere politiche nazionali a favore della transizione energetica e la decarbonizzazione. Le bioenergie rinnovabili, come legna da ardere e pellet, sono le principali fonti di energia impiegate nel nostro paese nel settore termico. Per questo motivo l’impegno del 2023 sarà lavorare affinchè questa misura diventi strutturale”.

 

Fonte: aielenergia.it

E’ boom di acquisti per stufe a biomassa: ecco come ci si scalderà quest’inverno

La corsa contro il caro-energia è iniziata, molte famiglie (ri)scoprono il potere del pellet e della legna

 

La paura di rimanere al freddo e bollette sempre più vertiginose hanno spinto molte famiglie a scegliere come fonte di riscaldamento stufe e caldaie a pellet e legna. Una svolta che ha portato a (ri)scoprire un mondo affascinante, nel rispetto del pianeta.

Boom di stufe: ecco che ritorna l’uso della biomassa

Secondo un’indagine di AIEL, l‘Associazione Italiana Energie Agroforestali, nell’ultimo anno le vendite di stufe e caminetti sono aumentate del 28%, con una crescita del mercato interno dell’8,2%. Molte aziende di vendita e assistenza hanno sentito direttamente sulla loro pelle questo vertiginoso aumento di richieste. “Non ci aspettavamo questo numero di richieste, ma siamo contenti che le persone stiano riscoperto questo metodo di riscaldamento” spiega Emanuele Vianello, tecnico e fondatore di Aier Impianti “”Come sosteniamo dalla nascita della nostra azienda, i generatori a biomassa inquinano meno e consentono di scaldarsi grazie alla potenza termica di combustibili naturali, senza nulla da invidiare al gas naturale. Purtroppo però sono fonti ancora relativamente poco sfruttate dalle famiglie, ma stiamo constatando un cambio di direzione che fa ben sperare”.

Rispetto alle caldaie però, in questi mesi a farla da padrona sono le stufe, in particolare quelle a legna: l’installazione di questi generatori è infatti una soluzione rapida (basta una, al massimo due giornate) e relativamente economica, se si sfruttano gli incentivi di Conto Termico e Bonus Regionali che in alcuni casi possono arrivare a coprire quasi il 90% della spesa sostenuta.

Tra aumenti e dipendenze

In molti però sono ancora scettici, e questo è legato soprattutto al rincaro delle biomasse: un sacchetto di pellet da 15 chili è passato da 5 a 12 euro, e pare non essersi ancora arrestato. Comunque, nonostante questo aumento, risulta ancora più conveniente rispetto al gas naturale. Ma siamo in molti a chiederci il perché di questa impennata: in parte è causata dalla guerra in Ucraina che ha provocato uno stop alle nostre importazioni di legname e pellet. Difatti, la dipendenza energetica dell’Italia non è limitata solamente al gas, ma si estende (purtroppo) anche alle biomasse. Nonostante siamo il secondo paese UE per copertura forestale, importiamo circa l’80% del nostro fabbisogno. “Una situazione che deve cambiare grazie a nuove strategie forestali”, Spiega Annalisa Paniz, direttrice generale di AIEL “bisogna aprirsi a una gestione sostenibile e razionale, tenendo sempre conto dell’equilibrio naturale e delle esigenze produttive del Paese”.

Tanta richiesta ma lunghe attese

Ecco dunque che le famiglie sono corse ai ripari e cercano in tutti i modi di installarsi una stufa in casa. Purtroppo però, le case produttrici di questi dispositivi sono in seria difficoltà: la ghisa e la maiolica non si trovano e i componenti elettronici arrivano a singhiozzo. Una reazione a catena questa, riconducibile a diversi fattori. Noi li abbiamo voluti esaminare assieme a Fabio Brossa, Area Manager Italia per Thermorossi, una delle aziende leader nel settore dei generatori a biomassa Made in Italy.

“Purtroppo in Italia e nei paesi limitrofi non sono presenti fonderie in grado di produrre la ghisa smaltata necessaria ai generatori a biomassa. Pertanto, i produttori si sono orientati in massa su aziende dei paesi dell’est, che si sono a loro volta ritrovate con una domanda quadruplicata rispetto agli anni passati. Di fatto, nonostante una produzione a pieno regime h24, non sono in grado di soddisfare tutte le richieste in tempi brevi. La difficoltà del recupero delle maioliche invece è un problema tutto italiano” continua Brossa ” con l’aumento vertiginoso del gas, gli altiforni dei ceramisti emiliani non riescono a sostenere le spese per tenere attivi i macchinari, compromettendo così la produzione”. 

Questa reazione a catena si conclude con le tempistiche di consegna: per una stufa oggi, si può anche attendere dai due ai quattro mesi. Attenzione  però: non bisogna correre al riparo comprando la prima cosa che capita. Bisogna sempre affidarsi a generatori in grado di soddisfare le normative vigenti in materia di inquinamento ambientale, senza andare incontro a sanzioni parecchio salate. Ricordiamo che, nonostante tutto, la legna in primis e successivamente il pellet rimangono sempre i combustibili più economici.

 

 

 

fonte: repubblica.it; 

Scaldarsi col fuoco? Attenzione alle multe

Stufe e camini: il potere del fuoco contro il caro-energia, ma occhio alle normative regionali

Vista la situazione attuale, molte famiglie stanno correndo ai ripari per trovare fonti di riscaldamento alternative, che non vadano così a incidere sulla bolletta domestica. Ed ecco che nelle case si spolverano vecchie stufe e camini aperti dimenticati o trasformati in complementi d’arredo. Ma state attenti! In alcune regioni d’Italia è vietato l’utilizzo di questi apparecchi, con il rischio di ricevere multe salate, che possono arrivare anche a 5 mila euro.

Divieti ed incentivi: l’importanza delle Stelle

Per migliorare la qualità dell’aria, in Piemonte è stato introdotto un pacchetto di misure anti-inquinamento, attraverso la norma DGR 29-7538.

Dal 1° ottobre 2018 è entrato in vigore il divieto di installazione di generatori di calore alimentati a biomassa con potenza nominale inferiore a 35kW e classe energetica inferiore alle 3 stelle. Dal 1° ottobre 2019 poi, il divieto è stato ampliato a generatori con classe sotto le 4 stelle. Sempre nello stesso anno, è stato vietato l’utilizzo di generatori di calore con classe  inferiore alle 3 stelle. In altre parole, quelle stufe e quei camini che avete rimesso a regime per risparmiare in bolletta rischiano di farvi spendere ancora di più!  Ovviamente, in parallelo  sono stati promossi diversi incentivi per rottamare il vecchio generatore e sostituirlo con uno nuovo di classe 4 e 5 stelle, che permettono il quasi totale recupero della cifra spesa: il Conto Termico e il Bonus Piemonte.

Un modo questo per creare un turn over tecnologico, andando così a garantire prestazioni ottimali dei generatori e abbassando notevolmente i livelli di CO2 nell’aria.

Nuove stufe  e camini per affrontare l’inverno

Nessuno però poteva immaginarsi un’impennata così drastica legata al riscaldamento, e con il freddo alle porte, tutti stanno correndo ai ripari come meglio possono. Ricordiamo che gli incentivi per la rottamazione del vecchio generatore sono ancora attive, e permettono l’acquisto di stufe e inserti sia a legna che a pellet, oltre a nocciolino e cippato. All’inizio questa potrebbe apparire come una spesa abbastanza dispendiosa, ma vi eviterà brutte sorprese nel pieno dell’inverno, senza contare il grande contributo silenzioso che darete alla natura e al vero risparmio in termini economici.

La filiera legno-energia per un’economia wood-based

La potenza del legno contro la povertà energetica

Per il suo 36% l’Italia è ricoperta da boschi: un’estensione di 11 milioni di ettari, che vede ogni anno prelevato dal 18 al 34% di legname dell’accrescimento annuale. Numeri questi, che dimostrano come le foreste italiane siano molto lontane da una reale condizione di sovra-sfruttamento. Al contrario: anche senza bisogno di cifre e statistiche, possiamo renderci conto di come siano in stato di abbandono cronico. Gestire i boschi in maniera attiva diventa pertanto fondamentale: un accumulo incontrollato della biomassa porterebbe a infestazioni parassitarie e a un aumento degli incendi forestali.

A questa situazione, si aggiunte il vertiginoso aumento dei prezzi del gas:  diventa così importante promuovere e valorizzare l’utilizzo della biomassa per la produzione di energia. Oltre a far acquisire un valore economico agli assortimenti legnosi sparsi sul territorio nazionale, la C02 prodotta dalla combustione del legno è pari a quella che gli alberi assimilano dall’atmosfera nel corso della loro crescita.

Ovviamente, per garantire un uso efficiente, è bene rispettare l’utilizzo a cascata del legno: impiegando cioè questa risorsa in più fasi, partendo dal materiale da costruzione per passare alla produzione di energia. In questo modo, solamente i residui dell’industria del legno o il materiale di bassa qualità sarà utilizzato ai fini energetici.

Come spiega Annalisa Paliz, direttrice generale di AIEL: “ La valorizzazione dell’energia rinnovabile dal legno, tramite lo sviluppo di filiere locali per la produzione di biocombustibili come legna da ardere, cippato e pellet, è fondamentale per evitare che tante famiglie ed imprese cadano in una condizione di povertà energetica”. Migliorando la risorsa forestale, si potrà contribuire enormemente a ridurre le importazioni, assicurando l’autosufficienza, garantendo resilienza e sussistenza di catene di fornitura nazionali.

Un aiuto concreto alle famiglie arriva anche dagli incentivi statali e regionali per la sostituzione del vecchio generatore con uno nuovo alimentato a biomassa: oltre che aumentare l’efficienza energetica con un netto calo nella bolletta, si andrà ad alimentare e sostenere la filiera del legno. Ed è per questo che noi di AIER Impianti offriamo a tutti i nostri clienti prodotti che rispettano la certificazione cinque stelle e sono alimentati a biomassa, andando così ad incrementare l’economia wood-based del nostro paese.

 

 

 

 

Voler bene alla Terra partendo dalle stufe

Scaldarsi con le energie rinnovabili: voler bene a se stessi e al Pianeta

Negli ultimi sei anni, le famiglie italiane hanno consumato circa 11 milioni di tonnellate di legna, 3 milioni di pellet e 1 milione di cippato. E oggi, con l’incremento dei prezzi energetici causati dal conflitto in Ucraina, hanno portato i consumatori a scoprire e ri-scoprire energie alternative ai carburanti fossili. La corsa alla biomassa non è mai stata così sentita, accendendo nuovamente i riflettori sul nostro patrimonio agroforestale. “Le nostre foreste occupano il 36% del nostro suolo” afferma Annalisa Paniz, direttrice dell‘AIEL “sono notevolmente cresciute negli ultimi 50 anni, ma molte versano in condizioni di totale abbandono. Nonostante offra risorse preziose, il nostro patrimonio boschivo è sottosfruttato”.

In questo contesto infatti, la legna occupa di fatto il secondo posto come fonte di riscaldamento in Italia (subito seguita dal pellet), registrando un’impennata soprattutto nell’ultimo periodo. Il problema però si focalizza adesso sui generatori utilizzati: il 66% di questi ha più di dieci anni, il 19% va dai 5 ai 10. Solamente il 5% ha meno di 5 anni. La “stufa dei nonni”, ritornata in funzione dopo anni per alleggerire la bolletta, ha il difetto di rilasciare nell’aria abbondanti emissioni di polveri sottili.

Rottamare per migliorare: il grande contributo degli incentivi per il riscaldamento

Ora come non mai è importante conoscere ed usufruire degli incentivi per la sostituzione di un vecchio generatore con uno nuovo di classe 5 stelle. Solamente in questo modo si potrà affrontare l’inverno al caldo ma senza dar fondo ai risparmi e, soprattutto, senza danneggiare ulteriormente il nostro Pianeta. Il consiglio che noi di AIER Impianti vogliamo darvi è di consultare gli esperti del settore e approfittare degli incentivi per contribuire al ricambio attraverso la rottamazione: solo così non rischierete di patire il freddo, contribuendo alla riduzione dell’impatto della combustione della legna da ardere e del pellet sulla qualità dell’aria.

Vogliamo infine rivolgere un appello a chi utilizza la legna da ardere: sia che utilizzate un vecchio generatore che uno nuovo, una scorretta conduzione può causare ingenti danni alla macchina e all’ambiente. Nel vostro precedente articolo avevamo illustrato i 10 passi per un’aria pulita e un calore sostenibile. Purtroppo, se si omettono queste piccole ma fondamentali accortezze, si può causare un incremento delle emissione anche 10 volte superiore rispetto ad un corretto utilizzo.

 

fonte: teatronaturale.it

 

 

Bolletta del gas troppo cara? Scegli il Pellet e risparmia!

E’ il momento di passare alla biomassa: una soluzione vantaggiosa per la bolletta e sostenibile per il Pianeta

Il tanto temuto caro bollette è arrivato: i rincari del gas, dovuti anche alla guerra che ha colpito l’Europa, stanno spaventando migliaia di consumatori.

Ecco che AIER Impianti ha trovato per voi la soluzione! Una valida alternativa all’uso del gas è infatti la biomassa. Scegliendo di scaldarsi tramite stufe o caldaie a pellet si possono ottenere benefici tangibili, sia in termini di risparmio economico che di inquinamento ambientale. Basti pensare che, attraverso questo metodo di riscaldamento, la bolletta si abbasserà del 30% rispetto al gas o al  gasolio.

Soluzioni per tutti: dalla caldaia alla stufa

Le caldaie a biomassa, offrono una valida soluzione per scaldare l’acqua che andrà poi a riscaldare gli ambienti domestici. Questi impianti, oltre che sfruttare la potenza delle energie rinnovabili, garantiscono un consumo di circa il 25-30% in meno rispetto a una caldaia a condensazione.

Se si vuole ricorrere invece a una stufa a pellet, un’ottima alternativa è quella di sceglierla canalizzata: ovvero dotate di una o più uscite d’aria che si possono convogliare verso altre stanze. Un’ottima soluzione per riscaldare più ambienti attraverso un unico, discreto generatore. Scegliendo la stufa canalizzata, si adotta un impianto di riscaldamento alternativo, che sfrutta il potere calorifico del pellet, portando aria calda in più stanze della casa.

Occhio agli incentivi!

Se si vuole cambiare il proprio metodo di riscaldamento per un risparmio in bolletta, questo è il momento giusto! E’ ancora attivo l’incentivo Conto Termico, attraverso il quale il GSE rimborsa fino al 65% della spesa sostenuta per gli interventi di riqualificazione energetica. E inoltre, se residenti in Piemonte, attraverso il Bonus della Regione, si arriva a recuperare 1.500€ per le stufe e 3.000€ per le caldaie.

E se le pratiche vi spaventano, nessun problema! Noi pensiamo a tutto: dall’installazione all’inoltro delle domande. Voi dovrete solamente godervi il vostro nuovo riscaldamento senza doversi più preoccupare della bolletta!

Il legno: un calore rinnovabile e sostenibile

Dal bosco al camino: tutti i vantaggi del calore rinnovabile grazie alla legna

Sicuramente, la legna è la fonte di riscaldamento più antica al mondo. Ma scaldarsi con la legna vuol dire anche fare una scelta responsabile, nel pieno rispetto dell’ambiente. “L’uso corretto della biomassa legnosa- – sottolinea AIEL, Associazione Italiana Energie Agroforestali garantisce enormi benefici per la crescita delle filiere corte locali e costituisce la principale fonte energetica rinnovabile”. Il legname è infatti una fonte energetica carbon-neutral, alleata essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall’Unione Europea.

Ma, oltre a portare benefici in termici di conversione green dell’economia, la legna ha un altro fondamentale vantaggio: come accennato prima, il suo impiego crea valore aggiunto e porta occupazione, potenziando il potere di acquisto delle comunità montane. Tutte le imprese coinvolte in questa filiera dalla foresta alla casa, sono un’entità essenziale del made in Italy: 14 mila imprese con oltre 72mila impiegati producono un fatturato complessivo che supera i 4 miliardi di euro.

la legna promotrice di bioeconomia

Altro aspetto da non trascurare è la possibilità di creare processi virtuosi di bioeconomia circolare, adottando il principio dell’utilizzo a cascata del materiale forestale. In altre parole, per produrre i biocombustibili da bruciare si utilizzano grandi quantità di materiale di scarto, come ad esempio la segatura ed altri residui legnosi che si sarebbero dovuti smaltire.

Può sembrare una contraddizione, ma l’utilizzo del legno contribuisce a salvaguardare e tutelare i boschi e le foreste della nostra penisola. Questi ambienti, gestiti in base a criteri di sostenibilità, diventano più sani, contribuendo così alla protezione del clima. Basti pensare che una corretta e sostenibile  gestione forestale, può portare un bosco ad assorbire la quantità massima di CO2 presente in atmosfera e riduce il materiale in decomposizione sul suolo.

10 passi per un’aria più pulita  e un calore sostenibile

Con dieci semplici regole ci potremmo scaldare grazie alla legna e contribuire a un’aria più pulita. Piccoli accorgimenti quotidiani permetteranno di ridurre le emissioni di polveri sottili nell’aria.

  1. Il fuoco è meglio accenderlo sempre dall’alto: in caso di difficoltà, ci possiamo far aiutare da accendi-fuoco o piccoli pezzi di legna secca;
  2. se la fiamma si accende e spegne ripetutamente, si producono molti inquinanti: è opportuno gestire il processo di combustione nella maniera più stabile possibile;
  3. è bene regolare la giusta quantità di aria;
  4. anche per una questione di sicurezza, lo sportello della camera di combustione deve essere sempre chiuso;
  5. nel caso di una stufa, è bene collocarla vicino a una parete interna oppure, dove non possibile, in mezzo al locale da riscaldare;
  6. bisogna bruciare sempre legna vergine e non trattata. E’ sbagliato e soprattutto dannoso per la salute bruciare cassette della frutta, giornali, cartoni, tetra-pack o pezzi di mobili. Anche se non sempre visibili, tutti questi prodotti potrebbero contenere vernici o coloranti che, attraverso la combustione, rilasciano sostanze molto pericolose.
  7. affidarsi a rivenditori locali, facendo attenzione ad utilizzare ciocchi di piccole dimensioni;
  8. se si ha lo spazio per conservare la legna, è meglio posizionare la catasta in un luogo aperto almeno su tre lati e farla seccare per almeno due anni prima di utilizzarla. In questo modo si ridurrà notevolmente il contenuto idrico presente all’interno dei ceppi;
  9. è importante monitorare il fumo che fuoriesce dal camino. Se dopo un quarto d’ora dall’accensione non è diventato invisibile, ma è rimasto scuro e denso, vuol dire che la combustione non è avvenuta in maniera corretta;
  10. Se l’apparecchio ha più di dieci anni, sarebbe una buona cosa rottamarlo e sostituirlo con uno più moderno. Incentivi e agevolazioni permettono questo ammodernamento, agevolando il cliente e migliorando la qualità dell’aria.

fonte: ecofuturo.eu; aielenergia.it

Controllare i termosifoni: cosa fare prima dell’accensione

Le temperature rigide incombono: meglio non farsi cogliere impreparati e controllare in tempo i termosifoni!

Piano Piano stiamo entrando nell’autunno: le giornate si fanno sempre più corte e le temperature si abbassano. Per ritrovare il giusto tepore, riattiveremo i nostri termosifoni. Ma attenzione, non dimenticarti di controllarli prima di accenderli! E’ sempre bene eseguire un check-up dell’impianto, in modo da farlo funzionare al meglio e godersi l’inverno nel caldo domestico.

Il giusto controllo prima dell’accensione

Sicuramente, una prima cosa da fare prima di riattivare il riscaldamento domestico è sfiatare i termosifoni: così facendo si eliminano eventuali bolle d’ari venutesi a formare durante l’estate. Ovviamente, lo sfiato va effettuato con il radiatore spento: si gira la manopola e si fa uscire l’aria presente fino all’acqua di ricircolo. Quando il flusso di quest’ultima sarà costante, si potrà richiudere la valvola.

Una volta spurgati, i termosifoni vanno puliti, attraverso un’apposita spazzola, da acari e polvere. Questo è un passaggio da non trascurare: lo sporco accumulato porterebbe a una riduzione della potenza dei caloriferi quasi dell 20%, con un conseguente aumento dei consumi.

Fatte queste semplici operazioni, possiamo finalmente accendere i nostri caloriferi, stando però attenti a monitorare il loro corretto funzionamento. E’ infatti bene fare molta attenzione a possibili segnali di allarme, che potrebbero indicare dei malfunzionamenti. Per esempio, se un termosifone non scalda bene e non in maniera uniforme, oppure se emette dei rumori alquanto fastidiosi o se addirittura perde acqua è bene spegnerli e chiamare subito un tecnico per un controllo più accurato.

Scaldarsi senza inquinare: piccoli accorgimenti per la nostra salute

Col freddo iniziamo ad accendere i nostri apparecchi: ma attenzione a cosa bruciamo

Ci stiamo addentrando nella stagione fredda: tra poco inizieremo ad accendere i nostri camini, stufe e caldaie. Ma attenzione a cosa bruciamo!

L’inquinamento dell’aria è un problema rilevante in Italia: troppo spesso i livelli delle sostanze inquinanti nell’atmosfera non rispettano i limiti preposti. Questo comporta un’aria irrespirabile, con gravi conseguenze per la salute. Numerose infatti sono le sostanze dannose che respiriamo: fra le più importanti le polveri fini, il biossido di azoto, il monossido di carbonio, i composti organici volatici, il back carbon e il benzo(a)pirene.

In particolare, nelle nostre zone (come in altre), la legna è ancora fortemente utilizzata per scaldare le abitazioni  attraverso caminetti, stufe e caldaie. Nonostante sia un combustibile naturale, se bruciato in modo errato disperde nell’aria un’elevata percentuale di emissioni inquinanti.

Un modo drastico per ridurre queste dispersioni è quello di installare apparecchi a legna sempre più efficienti: questi infatti andranno a produrre la stessa quantità di calore ma riducendo i consumi e, di conseguenza, emetteranno meno emissioni.

Ovviamente, come abbiamo spiegato in un recente articolo di AierNews, anche la pulizia e la manutenzione periodica sono fondamentali per preservare l’apparecchio e contenere la percentuale delle emissioni prodotte.

La scelta della legna

Se non si presta attenzione al combustibile, l’inquinamento è pressoché scontato. Vediamo quindi l’importanza di bruciare solo legna vergine, asciutta e stagionata.  Se è possibile meglio rifornirsi in loco,  in modo da diminuire l’inquinamento dovuto ai  trasporti.

Cerchiamo di utilizzare legname delle dimensioni adeguate al nostro impianto. Solitamente, in un camino di medie dimensioni i ciocchi non dovrebbero superare i 40/45 centimetri di lunghezza.

Bruciamo legna stagionata in maniera adeguata, con almeno 18 mesi di asciugatura dopo il taglio. Se non è essiccata correttamente, può contenere  percentuali di umidità molto alte che vanno a limitare il rendimento dell’apparecchio, abbassano la temperatura del combustibile e tolgono riscaldamento all’ambiente. In particolare, la legna dolce (abete, pioppo, ontano, castagno, salice, pino) è facile da accendere, ma brucia in fretta: e’ quindi sconsigliata per gli impianti di riscaldamento domestico. La legna forte invece (quercia, leccio, faggio, olmo, frassino, betulla, rovere, carpine) brucia più lentamente con fiamme più corte: è dunque decisamente  consigliata per il riscaldamento domestico

Non è un inceneritore

Va precisato che stufe, camini e caldaie a legna non sono inceneritori. Non si può quindi bruciare tutto quello che si trova in casa, anche se molti scambiano il proprio apparecchio come un inceneritore domestico. Convinti che così facendo producono meno spazzatura, o semplicemente per pigrizia, inconsciamente sprigionano nell’aria sostanze altamente dannose per la salute e l’ambiente.

E’ quindi assolutamente vietato bruciare materiale diverso dalla legna da ardere, come ad esempio il legname trattato con vernici, colle o solventi, pezzi di mobili, cassette e legno da demolizione.  Non è consentito poi ardere imballaggi di plastica, scottex e giornali. Ma anche riviste, imballaggi di tetra-pak e ogni altro genere di rifiuto che si può produrre in ambiente domestico.  Se si bruciato questi o altri materiali diversi dalla legna, non solo si contamina l’aria con gravi conseguenze per la  salute: ma si va ad accorciare drasticamente la vita dell’apparecchio!

Cerchiamo dunque di porre maggiore attenzione su come alimentiamo il nostro riscaldamento, limitando il più possibile le emissioni dannose. Scaldiamoci in modo consapevole!

 

 

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