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Contro la povertà energetica l’IVA sul pellet si riduce dal 22 al 10%: cambiamento approvato nella Legge di Bilancio 2023

 

Riduzione dell’IVA: un risultato storico per la filiera legno-energia

 

Nella giornata di ieri è stata approvata la Legge di Bilancio 2023: diverse sono le modifiche inserite, ma la più significativa è quella che riguarda l’abbassamento delll’IVA sul pellet.

Per tutto l’anno prossimo infatti, l’aliquota sulle compravendite del combustibile legnoso passa dal 22% al 10%. Un risultato storico, che andrà a dare sollievo a numerose famiglie italiane che hanno scelto di utilizzare la biomassa per il riscaldamento domestico e che, negli ultimi mesi, hanno subito le conseguenze dei forti rincari dei prezzi energetici.

Forte l’impegno di AIEL per contrastare il caro-energia

A seguito della Legge di Stabilità 2015, che ha innalzato l’IVA sul pellet al 22%, l’Italia era diventato uno dei Paesi con la più alta aliquota applicata alle compravendite di questo combustibile.Un aumento che, anche a causa dei fatti che stanno accadendo sul nostro continente, stava diventando insostenibile per quasi due milioni di famiglie italiane: per questo motivo è sceso in campo AIEL – Associazione Italiana Energie Agroforestali. Fin dagli inizi del 2022 l’associazione ha avviato una campagna volta alla sensibilizzazione e al ripristino dell’imposta agevolata sul pellet, coinvolgendo il MEF e le rappresentanze parlamentari, arrivando finalmente alla condivisione dell’emendamento da parte di tutti i Capigruppo dei Partiti in Commissione Bilancio della Camera.

“L’abbassamento dell’IVA sul pellet al 10% è un risultato significativo, frutto di impegno e lavoro portato avanti da AIEL – spiega Annalisa Paniz, Direttrice generale di AIEL- . Questa misura era ed è necessaria a contrastare il caro energia, favorendo lo sviluppo dell’energia rinnovabile sempre più scelta dalle famiglie italiane per la sua economicità e sostenibilià rispetto alle altre fonti fossili.

Un risultato, due significati

“Questo risultato storico ha un duplice significato: se da un lato vuole proteggere le famiglie dalla povertà energetica, dall’altro vuole promuovere politiche nazionali a favore della transizione energetica e la decarbonizzazione. Le bioenergie rinnovabili, come legna da ardere e pellet, sono le principali fonti di energia impiegate nel nostro paese nel settore termico. Per questo motivo l’impegno del 2023 sarà lavorare affinchè questa misura diventi strutturale”.

 

Fonte: aielenergia.it

E’ boom di acquisti per stufe a biomassa: ecco come ci si scalderà quest’inverno

La corsa contro il caro-energia è iniziata, molte famiglie (ri)scoprono il potere del pellet e della legna

 

La paura di rimanere al freddo e bollette sempre più vertiginose hanno spinto molte famiglie a scegliere come fonte di riscaldamento stufe e caldaie a pellet e legna. Una svolta che ha portato a (ri)scoprire un mondo affascinante, nel rispetto del pianeta.

Boom di stufe: ecco che ritorna l’uso della biomassa

Secondo un’indagine di AIEL, l‘Associazione Italiana Energie Agroforestali, nell’ultimo anno le vendite di stufe e caminetti sono aumentate del 28%, con una crescita del mercato interno dell’8,2%. Molte aziende di vendita e assistenza hanno sentito direttamente sulla loro pelle questo vertiginoso aumento di richieste. “Non ci aspettavamo questo numero di richieste, ma siamo contenti che le persone stiano riscoperto questo metodo di riscaldamento” spiega Emanuele Vianello, tecnico e fondatore di Aier Impianti “”Come sosteniamo dalla nascita della nostra azienda, i generatori a biomassa inquinano meno e consentono di scaldarsi grazie alla potenza termica di combustibili naturali, senza nulla da invidiare al gas naturale. Purtroppo però sono fonti ancora relativamente poco sfruttate dalle famiglie, ma stiamo constatando un cambio di direzione che fa ben sperare”.

Rispetto alle caldaie però, in questi mesi a farla da padrona sono le stufe, in particolare quelle a legna: l’installazione di questi generatori è infatti una soluzione rapida (basta una, al massimo due giornate) e relativamente economica, se si sfruttano gli incentivi di Conto Termico e Bonus Regionali che in alcuni casi possono arrivare a coprire quasi il 90% della spesa sostenuta.

Tra aumenti e dipendenze

In molti però sono ancora scettici, e questo è legato soprattutto al rincaro delle biomasse: un sacchetto di pellet da 15 chili è passato da 5 a 12 euro, e pare non essersi ancora arrestato. Comunque, nonostante questo aumento, risulta ancora più conveniente rispetto al gas naturale. Ma siamo in molti a chiederci il perché di questa impennata: in parte è causata dalla guerra in Ucraina che ha provocato uno stop alle nostre importazioni di legname e pellet. Difatti, la dipendenza energetica dell’Italia non è limitata solamente al gas, ma si estende (purtroppo) anche alle biomasse. Nonostante siamo il secondo paese UE per copertura forestale, importiamo circa l’80% del nostro fabbisogno. “Una situazione che deve cambiare grazie a nuove strategie forestali”, Spiega Annalisa Paniz, direttrice generale di AIEL “bisogna aprirsi a una gestione sostenibile e razionale, tenendo sempre conto dell’equilibrio naturale e delle esigenze produttive del Paese”.

Tanta richiesta ma lunghe attese

Ecco dunque che le famiglie sono corse ai ripari e cercano in tutti i modi di installarsi una stufa in casa. Purtroppo però, le case produttrici di questi dispositivi sono in seria difficoltà: la ghisa e la maiolica non si trovano e i componenti elettronici arrivano a singhiozzo. Una reazione a catena questa, riconducibile a diversi fattori. Noi li abbiamo voluti esaminare assieme a Fabio Brossa, Area Manager Italia per Thermorossi, una delle aziende leader nel settore dei generatori a biomassa Made in Italy.

“Purtroppo in Italia e nei paesi limitrofi non sono presenti fonderie in grado di produrre la ghisa smaltata necessaria ai generatori a biomassa. Pertanto, i produttori si sono orientati in massa su aziende dei paesi dell’est, che si sono a loro volta ritrovate con una domanda quadruplicata rispetto agli anni passati. Di fatto, nonostante una produzione a pieno regime h24, non sono in grado di soddisfare tutte le richieste in tempi brevi. La difficoltà del recupero delle maioliche invece è un problema tutto italiano” continua Brossa ” con l’aumento vertiginoso del gas, gli altiforni dei ceramisti emiliani non riescono a sostenere le spese per tenere attivi i macchinari, compromettendo così la produzione”. 

Questa reazione a catena si conclude con le tempistiche di consegna: per una stufa oggi, si può anche attendere dai due ai quattro mesi. Attenzione  però: non bisogna correre al riparo comprando la prima cosa che capita. Bisogna sempre affidarsi a generatori in grado di soddisfare le normative vigenti in materia di inquinamento ambientale, senza andare incontro a sanzioni parecchio salate. Ricordiamo che, nonostante tutto, la legna in primis e successivamente il pellet rimangono sempre i combustibili più economici.

 

 

 

fonte: repubblica.it; 

Scaldarsi col fuoco? Attenzione alle multe

Stufe e camini: il potere del fuoco contro il caro-energia, ma occhio alle normative regionali

Vista la situazione attuale, molte famiglie stanno correndo ai ripari per trovare fonti di riscaldamento alternative, che non vadano così a incidere sulla bolletta domestica. Ed ecco che nelle case si spolverano vecchie stufe e camini aperti dimenticati o trasformati in complementi d’arredo. Ma state attenti! In alcune regioni d’Italia è vietato l’utilizzo di questi apparecchi, con il rischio di ricevere multe salate, che possono arrivare anche a 5 mila euro.

Divieti ed incentivi: l’importanza delle Stelle

Per migliorare la qualità dell’aria, in Piemonte è stato introdotto un pacchetto di misure anti-inquinamento, attraverso la norma DGR 29-7538.

Dal 1° ottobre 2018 è entrato in vigore il divieto di installazione di generatori di calore alimentati a biomassa con potenza nominale inferiore a 35kW e classe energetica inferiore alle 3 stelle. Dal 1° ottobre 2019 poi, il divieto è stato ampliato a generatori con classe sotto le 4 stelle. Sempre nello stesso anno, è stato vietato l’utilizzo di generatori di calore con classe  inferiore alle 3 stelle. In altre parole, quelle stufe e quei camini che avete rimesso a regime per risparmiare in bolletta rischiano di farvi spendere ancora di più!  Ovviamente, in parallelo  sono stati promossi diversi incentivi per rottamare il vecchio generatore e sostituirlo con uno nuovo di classe 4 e 5 stelle, che permettono il quasi totale recupero della cifra spesa: il Conto Termico e il Bonus Piemonte.

Un modo questo per creare un turn over tecnologico, andando così a garantire prestazioni ottimali dei generatori e abbassando notevolmente i livelli di CO2 nell’aria.

Nuove stufe  e camini per affrontare l’inverno

Nessuno però poteva immaginarsi un’impennata così drastica legata al riscaldamento, e con il freddo alle porte, tutti stanno correndo ai ripari come meglio possono. Ricordiamo che gli incentivi per la rottamazione del vecchio generatore sono ancora attive, e permettono l’acquisto di stufe e inserti sia a legna che a pellet, oltre a nocciolino e cippato. All’inizio questa potrebbe apparire come una spesa abbastanza dispendiosa, ma vi eviterà brutte sorprese nel pieno dell’inverno, senza contare il grande contributo silenzioso che darete alla natura e al vero risparmio in termini economici.

La filiera legno-energia per un’economia wood-based

La potenza del legno contro la povertà energetica

Per il suo 36% l’Italia è ricoperta da boschi: un’estensione di 11 milioni di ettari, che vede ogni anno prelevato dal 18 al 34% di legname dell’accrescimento annuale. Numeri questi, che dimostrano come le foreste italiane siano molto lontane da una reale condizione di sovra-sfruttamento. Al contrario: anche senza bisogno di cifre e statistiche, possiamo renderci conto di come siano in stato di abbandono cronico. Gestire i boschi in maniera attiva diventa pertanto fondamentale: un accumulo incontrollato della biomassa porterebbe a infestazioni parassitarie e a un aumento degli incendi forestali.

A questa situazione, si aggiunte il vertiginoso aumento dei prezzi del gas:  diventa così importante promuovere e valorizzare l’utilizzo della biomassa per la produzione di energia. Oltre a far acquisire un valore economico agli assortimenti legnosi sparsi sul territorio nazionale, la C02 prodotta dalla combustione del legno è pari a quella che gli alberi assimilano dall’atmosfera nel corso della loro crescita.

Ovviamente, per garantire un uso efficiente, è bene rispettare l’utilizzo a cascata del legno: impiegando cioè questa risorsa in più fasi, partendo dal materiale da costruzione per passare alla produzione di energia. In questo modo, solamente i residui dell’industria del legno o il materiale di bassa qualità sarà utilizzato ai fini energetici.

Come spiega Annalisa Paliz, direttrice generale di AIEL: “ La valorizzazione dell’energia rinnovabile dal legno, tramite lo sviluppo di filiere locali per la produzione di biocombustibili come legna da ardere, cippato e pellet, è fondamentale per evitare che tante famiglie ed imprese cadano in una condizione di povertà energetica”. Migliorando la risorsa forestale, si potrà contribuire enormemente a ridurre le importazioni, assicurando l’autosufficienza, garantendo resilienza e sussistenza di catene di fornitura nazionali.

Un aiuto concreto alle famiglie arriva anche dagli incentivi statali e regionali per la sostituzione del vecchio generatore con uno nuovo alimentato a biomassa: oltre che aumentare l’efficienza energetica con un netto calo nella bolletta, si andrà ad alimentare e sostenere la filiera del legno. Ed è per questo che noi di AIER Impianti offriamo a tutti i nostri clienti prodotti che rispettano la certificazione cinque stelle e sono alimentati a biomassa, andando così ad incrementare l’economia wood-based del nostro paese.

 

 

 

 

Bolletta del gas troppo cara? Scegli il Pellet e risparmia!

E’ il momento di passare alla biomassa: una soluzione vantaggiosa per la bolletta e sostenibile per il Pianeta

Il tanto temuto caro bollette è arrivato: i rincari del gas, dovuti anche alla guerra che ha colpito l’Europa, stanno spaventando migliaia di consumatori.

Ecco che AIER Impianti ha trovato per voi la soluzione! Una valida alternativa all’uso del gas è infatti la biomassa. Scegliendo di scaldarsi tramite stufe o caldaie a pellet si possono ottenere benefici tangibili, sia in termini di risparmio economico che di inquinamento ambientale. Basti pensare che, attraverso questo metodo di riscaldamento, la bolletta si abbasserà del 30% rispetto al gas o al  gasolio.

Soluzioni per tutti: dalla caldaia alla stufa

Le caldaie a biomassa, offrono una valida soluzione per scaldare l’acqua che andrà poi a riscaldare gli ambienti domestici. Questi impianti, oltre che sfruttare la potenza delle energie rinnovabili, garantiscono un consumo di circa il 25-30% in meno rispetto a una caldaia a condensazione.

Se si vuole ricorrere invece a una stufa a pellet, un’ottima alternativa è quella di sceglierla canalizzata: ovvero dotate di una o più uscite d’aria che si possono convogliare verso altre stanze. Un’ottima soluzione per riscaldare più ambienti attraverso un unico, discreto generatore. Scegliendo la stufa canalizzata, si adotta un impianto di riscaldamento alternativo, che sfrutta il potere calorifico del pellet, portando aria calda in più stanze della casa.

Occhio agli incentivi!

Se si vuole cambiare il proprio metodo di riscaldamento per un risparmio in bolletta, questo è il momento giusto! E’ ancora attivo l’incentivo Conto Termico, attraverso il quale il GSE rimborsa fino al 65% della spesa sostenuta per gli interventi di riqualificazione energetica. E inoltre, se residenti in Piemonte, attraverso il Bonus della Regione, si arriva a recuperare 1.500€ per le stufe e 3.000€ per le caldaie.

E se le pratiche vi spaventano, nessun problema! Noi pensiamo a tutto: dall’installazione all’inoltro delle domande. Voi dovrete solamente godervi il vostro nuovo riscaldamento senza doversi più preoccupare della bolletta!

Hai una vecchia stufa o caldaia da buttare? Affidati ad AIER Impianti!

In casa hai un generatore di calore obsoleto (stufa, caminetto o caldaia) che vorresti buttare? Tranquillo, ci pensa Aier!

Molto spesso, i generatori di calore che alimentano le nostre abitazioni sono obsoleti: le nostre stufe bruciano e consumano più del necessario, senza contare che le loro emissioni vanno ad incrementare la quantità di polveri presenti nell’aria, contribuendo all’emergenza smog delle nostre città. Per combattere questo inquinamento, nel nostro paese è in atto lo strumento del Conto Termico: una soluzione che permette a tutti i cittadini di incrementare la propria efficienza energetica, andando a sostituire il vecchio generatore con uno nuovo alimentato a biomassa. Questo incentivo ti permette di risparmiare fino al 65%, venendo poi erogato direttamente sul conto corrente.

La rottamazione: essenziale per te e per gli altri

Ma per accedere a questo incentivo bisogna obbligatoriamente rottamare la vecchia stufa o caldaia. Ed è qui che entriamo in gioco noi di AIER Impianti. Con noi scegli la tua nuova stufa tra una vasta gamma di prodotti incentivati Made in Italy, durante l’installazione ritireremo il tuo vecchio generatore e procederemo allo smaltimento corretto. Infatti, con l’introduzione dell’art.3 del Dlgs 151/2005, le vecchie care stufe sono da considerarsi come Raee (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). Pertanto, dovranno essere raccolti e trattati secondo precise e severe regole. A garantirti questo ci pensiamo noi, procedendo al ritiro e al rilascio del Formulario Rifiuti correttamente convalidato e vidimato, da conservare assieme alla documentazione riguardante l’incentivo. Tu dovrai solo accomodarti e goderti il calore della tua nuova stufa!

 

 

Novità 2022: st0p alle autodichiarazioni per la legna da ardere

Nuovi requisiti della legna da ardere: per accedere agli incentivi stop alle autodichiarazioni

Spesso, chi ha il riscaldamento a legna si produce da sé il biocombustibile: bastava un’autocertificazione per bruciare la propria legna. Ma ci sono importanti novità, da seguire con attenzione

Il 30 novembre scorso, il nostro paese ha concluso il recepimento della Direttiva Europea Energie Rinnovabili, meglio nota come RED II. In questo modo ha risolto la messa in mora dell’Italia da parte della Commissione Europea per inadempienza. Come si evince nel testo del D. lgs 199/2021, sono stati chiariti gli strumenti, i meccanismi e gli incentivi, nonché  il quadro istituzionale, finanziario e giuridico, indispensabili per il raggiungere gli obiettivi di incremento della quota di energia proveniente da fonte rinnovabile.

La RED II introduce criteri di sostenibilità che interessano i combustibili solidi da biomassa, destinati a impianti di potenza termica uguale o superiore ai 20 MW, oppure ai 2 MW per impianti che utilizzano combustibili gassosi da biomassa. Sono inoltre previsti dei criteri che coinvolgono tutti gli impianti di produzione di energia termica da fonti rinnovabili soggetti ad incentivi.

Vediamo più nel dettaglio

Nel suo testo, il Decreto identifica come incentivabili solamente impianti e apparecchi alimentati con legna da ardere, per cui siano soddisfatti determinati requisiti:

  • le caldaie a legna con potenza termica nominale inferiore ai 500 kW, necessitano di legna da ardere di qualità uguale o migliore rispetto a quella indicata nell’omologazione. Pertanto, la sua qualità dovrà essere certificata da un organismo di certificazione accreditato, secondo la norma ISO/IEC 17065;
  • parlando di stufe a legna, il combustibile utilizzato dovrà essere sempre certificato da un organismo di certificazione accreditato secondo la norma precedente. Nonostante  la prescrizione della norma all’utilizzo di combustibile di qualità A1, un refuso nel testo normativo porterebbe a difficoltà interpretative e applicative. Eventualmente, futuri decreti attuativi porteranno a sanare questa incongruenza, con una conseguente chiarezza per i consumatori;
  • nel caso dei termo-camini, la legna da utilizzare dovrà essere certificata secondo la norma UNI EN ISO 17225-5. Questa però, omette di specificare una classe minima di quantità, rendendo poco chiaro eventuali obblighi di accreditamento dell’organismo di certificazione.

Infine, ricordiamo che, per caldaie e stufe sotto i 500 kWt, è obbligatorio indicare nella documentazione d’acquisto della legna da ardere sia la classe di qualità, che il codice di identificazione rilasciato dall’organismo di certificazione accreditato dal produttore.

Un nuovo modo di bruciare

Insomma, nonostante alcune lacune del testo, la nuova normativa da un sonoro stop alle autodichiarazioni relative alla classe di qualità della legna da ardere. Non verranno altresì accettate analisi di laboratorio disposte autonomamente dalle aziende di produzione e distribuzione, né analisi effettuate da laboratori non accreditati o accreditati in modo parziale, rispetto alle metodologie previste dalla norma ISO 17225-5. La RED II rende dunque necessaria una certificazione completa della legna da ardere, come ad esempio BiomassPlus®. Un modo per tracciare la provenienza del materiale, partendo dal produttore per arrivare all’utente finale. Inoltre, grazie alla certificazione, si accerta la legalità del processo e la sostenibilità della filiera.

Il legno: un calore rinnovabile e sostenibile

Dal bosco al camino: tutti i vantaggi del calore rinnovabile grazie alla legna

Sicuramente, la legna è la fonte di riscaldamento più antica al mondo. Ma scaldarsi con la legna vuol dire anche fare una scelta responsabile, nel pieno rispetto dell’ambiente. “L’uso corretto della biomassa legnosa- – sottolinea AIEL, Associazione Italiana Energie Agroforestali garantisce enormi benefici per la crescita delle filiere corte locali e costituisce la principale fonte energetica rinnovabile”. Il legname è infatti una fonte energetica carbon-neutral, alleata essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall’Unione Europea.

Ma, oltre a portare benefici in termici di conversione green dell’economia, la legna ha un altro fondamentale vantaggio: come accennato prima, il suo impiego crea valore aggiunto e porta occupazione, potenziando il potere di acquisto delle comunità montane. Tutte le imprese coinvolte in questa filiera dalla foresta alla casa, sono un’entità essenziale del made in Italy: 14 mila imprese con oltre 72mila impiegati producono un fatturato complessivo che supera i 4 miliardi di euro.

la legna promotrice di bioeconomia

Altro aspetto da non trascurare è la possibilità di creare processi virtuosi di bioeconomia circolare, adottando il principio dell’utilizzo a cascata del materiale forestale. In altre parole, per produrre i biocombustibili da bruciare si utilizzano grandi quantità di materiale di scarto, come ad esempio la segatura ed altri residui legnosi che si sarebbero dovuti smaltire.

Può sembrare una contraddizione, ma l’utilizzo del legno contribuisce a salvaguardare e tutelare i boschi e le foreste della nostra penisola. Questi ambienti, gestiti in base a criteri di sostenibilità, diventano più sani, contribuendo così alla protezione del clima. Basti pensare che una corretta e sostenibile  gestione forestale, può portare un bosco ad assorbire la quantità massima di CO2 presente in atmosfera e riduce il materiale in decomposizione sul suolo.

10 passi per un’aria più pulita  e un calore sostenibile

Con dieci semplici regole ci potremmo scaldare grazie alla legna e contribuire a un’aria più pulita. Piccoli accorgimenti quotidiani permetteranno di ridurre le emissioni di polveri sottili nell’aria.

  1. Il fuoco è meglio accenderlo sempre dall’alto: in caso di difficoltà, ci possiamo far aiutare da accendi-fuoco o piccoli pezzi di legna secca;
  2. se la fiamma si accende e spegne ripetutamente, si producono molti inquinanti: è opportuno gestire il processo di combustione nella maniera più stabile possibile;
  3. è bene regolare la giusta quantità di aria;
  4. anche per una questione di sicurezza, lo sportello della camera di combustione deve essere sempre chiuso;
  5. nel caso di una stufa, è bene collocarla vicino a una parete interna oppure, dove non possibile, in mezzo al locale da riscaldare;
  6. bisogna bruciare sempre legna vergine e non trattata. E’ sbagliato e soprattutto dannoso per la salute bruciare cassette della frutta, giornali, cartoni, tetra-pack o pezzi di mobili. Anche se non sempre visibili, tutti questi prodotti potrebbero contenere vernici o coloranti che, attraverso la combustione, rilasciano sostanze molto pericolose.
  7. affidarsi a rivenditori locali, facendo attenzione ad utilizzare ciocchi di piccole dimensioni;
  8. se si ha lo spazio per conservare la legna, è meglio posizionare la catasta in un luogo aperto almeno su tre lati e farla seccare per almeno due anni prima di utilizzarla. In questo modo si ridurrà notevolmente il contenuto idrico presente all’interno dei ceppi;
  9. è importante monitorare il fumo che fuoriesce dal camino. Se dopo un quarto d’ora dall’accensione non è diventato invisibile, ma è rimasto scuro e denso, vuol dire che la combustione non è avvenuta in maniera corretta;
  10. Se l’apparecchio ha più di dieci anni, sarebbe una buona cosa rottamarlo e sostituirlo con uno più moderno. Incentivi e agevolazioni permettono questo ammodernamento, agevolando il cliente e migliorando la qualità dell’aria.

fonte: ecofuturo.eu; aielenergia.it

Problemi con le infestanti in vigneto? Da Treviso arriva la soluzione a Biomassa

Un nuovo metodo per controllare le infestanti sul filare:  dalla casa veneta arriva una soluzione eco-sostenibile che utilizza il calore

Le aziende vinicole lo sanno bene: il controllo e il diserbo delle infestanti è una pratica fondamentale per la gestione del vigneto. Le erbe spontanee che nascono intorno ai ceppi delle viti, sottraggono acqua e nutrimento alla coltura; inoltre, creano ombreggiamento e umidità al  livello dei grappoli.

Per far fronte a questo problema, da anni le aziende eseguono il diserbo chimico o il pirodiserbo tramite bruciatori. Seppur efficaci e consolidati nel tempo, questi metodi hanno numerosi inconvenienti, traducibili in costi più elevati per la manutenzione ed elevate emissioni di materiali inquinanti.

Ma dal Veneto è stato brevettato un sistema ecosostenibile e sicuramente più economico: il pirodiserbo a Biomassa.

Pirodiserbo a pellet: un’idea di CS Thermos

La casa veneta CS Thermos, da oltre 30 anni specializzata nel campo delle stufe a pellet, ha messo a punto e brevettato questa soluzione alternativa per il trattamento delle infestanti in campo agricolo e, in particolare, vinicolo.

La macchina, portata all’attacco a tre punti della trattrice, è costituita da tre pezzi: un serbatoio per la biomassa da 300 litri, una coclea di alimentazione a griglia rotante e un camino orizzontale di uscita della fiamma. Quest’ultima, indirizzata verso il terreno da una campana curvata, forma un flusso di fuoco largo circa 30 cm e può arrivare a una temperatura che oscilla tra i 900 e i 1150 C. L’operatore che effettua il trattamento, a seconda della necessità, ha la possibilità di regolare la potenza della fiamma direttamente dalla cabina. Questa passa da un minimo di 50 kW a un massimo di 150 kW termici. La velocità di lavoro invece, oscilla tra i 3 e i 6 km/h: i tecnici di CS Thermos hanno valutato questa soglia come un buon compromesso tra la velocità di lavoro ed efficienza del trattamento. Il modello è disponibile sia in versione mono che bilaterale, a seconda delle esigenze delle singole aziende.

Una soluzione vantaggiosa

Rispetto alle tecniche tradizionali utilizzate nei vigneti, il pirodiserbo è sicuramente un’alternativa vantaggiosa: infatti non crea danni alle radici e alle viti, evitando così relativi interventi per la sostituzione delle piante danneggiate. La scelta del momento di intervento è a propria discrezione, cioè senza essere vincolati alle condizioni del terreno. Il lavoro attorno ai ceppi e ai pali poi, è più completo, evitando così un ripasso manuale o con il decespugliatore. infine,  la copertura vegetale nel sottofila si mantiene costante, prevenendo così l’erosione del terreno.

Ma quello a biomassa ha una marcia in più: utilizzando una fonte energetica rinnovabile, contribuisce alla riduzione delle emissioni e all’effetto serra e consente un netto risparmio nei costi del combustibile. Inoltre, questo risparmio può essere maggiorato se si utilizza  pellet da legno da vite: l’azienda stessa si può produrre il combustibile, ricavandolo dai residui della potatura.

 

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Riscaldarsi col Pellet: calore economico a tutela dell’ambiente

Il nuovo report sul Pellet, prezzi fissi e consumi in crescita

E’ stato pubblicato il nuovo report statistico 2021 sulla produzione e consumo di pellet in Europa e non. Con uno sguardo approfondito, si esaminano i dati registrati sul mercato degli apparecchi di riscaldamento e la spinta che c’è dietro l’evoluzione del prezzo del mercato del pellet. E si può vedere come questo combustibile si confermi una soluzione sostenibile, contribuendo agli obiettivi climatici ed energetici fissati dall’Unione Europea. Come riporta Bioenergy Europe, la produzione di questa risorsa sostiene lo sviluppo di economie regionali, andando dunque a creare posto di lavoro locali.

Il pellet si è dimostrato un combustibile dal prezzo decisamente basso e stabile nel tempo, rispetto invece alle alternative come il gasolio, gas o carb

 

one. Sicuramente, risulta essere una scelta ottimale per contrastare la povertà energetica che il nostro pianeta sta ormai vivendo da diversi anni. Come si evince dal documento, la produzione globale di pellet è in costante crescita: si registra infatti un aumento annuo del 5% tra il 2019 e il 2020. L’Unione Europea ha poi registrato una crescita del 4%, raggiungendo così una produzione di 18,1 milioni di tonnellate. Da questi dati si può constatare come il vecchio continente si confermi l’area di maggiore produzione mondiale, seguita subito dopo dal Canada.

Rivolgendo uno sguardo sui consumi, rispetto al 2019 l’utilizzo del pellet è aumentato del 7%. Il settore industriale rappresenta oggi il 61% del consumo, mentre il segmento residenziale richiede il 31%. Solamente l’8% è indirizzato all’uso commerciale. All’interno dell’Europa, il produttore indiscusso di pellet si conferma la Germania, ma si rileva un incremento anche in Repubblica Ceca (+21,5%). L’Italia invece si ferma al secondo posto nel consumo, con quasi 3,4 mln di tonnellate utilizzate nel 2020.

Il Pellet durante il Covid-19

Anche durante il periodo della Pandemia da Covid-19, in Europa il settore del pellet ha dimostrato una grande resilienza, senza registrare significative battute d’arresto. Ovviamente, un rallentamento c’è stato: con i lokdown imposti nei vari paesi, le  attività delle segherie si sono fermate, e si è registrata una diminuzione della disponibilità della materia prima. Dall’altra parte però, fattori esterni hanno aumentato la disponibilità della materia prima e livellato il prezzo. E poi la recente impennata dei prezzi di luce e gas ha riportato l’attenzione sulla bioenergia: un’opzione pronta e conveniente per decarbonizzare i vari settori in modo economico.

Difatti, il prezzo del pellet è rimasto invariato negli ultimi anni, rendendolo pertanto una delle soluzioni più adatte per affrontare quest’elevata dipendenza energetica del vecchio continente. Su questa analisi, Bioenergy Europe ha voluto porre l’attenzione su alcune raccomandazioni:

  • E’ essenziale avere un quadro politico stabile per poter dare una prospettiva a lungo termine alle aziende, in modo da investire nella produzione e nell’uso del pellet, contribuendo ad aumentare gli sforzi di mitigazione dei cambiamenti climatici;
  • Utilizzare il Social Climate Fund darà la possibilità ai cittadini di passare agli apparecchi a pellet, più moderni ed efficienti, contribuendo a limitare le emissioni di inquinanti atmosferici e proteggendo i consumatori più vulnerabili dalla povertà energetica;
  • vietare progressivamente i combustibili fossili per il riscaldamento è una politica efficacie da prendere in considerazione per una rapida transizione energetica.

 

fonte: bioenergyeurope.org; qualenergia.it;