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Fotovoltaico e riciclo: un nuovo modo per progettare i moduli

Le linee guida IEA per moduli fotovoltaici riciclabili: ottimizzare il recupero per la decarbonizzazione

L’impiego dell’energia solare attraverso il fotovoltaico è fondamentale per il progetto di decarbonizzazione mondiale. Ma l’aumento di impianti installati porterà, entro il 2050, a dover smaltire milioni e milioni di moduli fotovoltaici. E, per rendere l’energia solare realmente sostenibile, queste tonnellate di materiali necessiteranno di una seconda vita.

Le linee guida IEA

Cosa vuol dire questo? Che il mondo deve ottimizzare il riciclo fotovoltaico. E per farlo deve migliorare i processi di trattamento dei vecchi pannelli e implementando strategie di Design for Recycling (DfR) prima della fase di produzione. Su questa idea, il Photovoltaic Power Systems Programme dell’Agenzia Internazionale per l’Energia ha creato delle linee guida proprio per la progettazione di moduli fotovoltaici idonei al riciclaggio.

“La crescita globale della tecnologia dell’energia pulita è inesorabilmente seguita dalla crescita di prodotti a fine vita” spiega l’Agenzia.

E questo aumento sostanziale metterebbe a forte rischio le future forniture di materie prime, nonostante i numerosi sforzi di dematerializzazione in corso. Si è venuta a formare così una nuova attenzione nei confronti dei processi di economia circolare anche perché “il fotovoltaico non è stato progettato pensando al riciclaggio e presenta sfide nel restituire le materie prime incorporate”. 

Il documento redatto da IEA-PVPS si focalizza sui requisiti critici quasi funzionalità, longevità, durata, affidabilità e costo. Sottolinea come il DfR debba supportare o migliorare questi aspetti, comportando dei compromessi tra riciclabilità, prestazioni e costi del prodotto. I primi passi da compiere saranno ovviamente quelli di ridurre al minimo i materiali difficili da riciclare e gli adesivi non reversibili. Ad esempio, sarà necessario utilizzare delle etichette,  in modo da dividere i materiali riciclabili da quelli che, appunto, non lo sono.

Queste linee guida vogliono puntare i riflettori sull’importanza della composizione del blacksheet e sulla capacità di ridurre al minimo l’uso di incapsulati, facilitando così lo smontaggio dei moduli.  Diminuire poi il numero e la complessità dei materiali dei moduli o utilizzare diversi sigillanti nel telaio in alluminio, consentendo la separazione dei moduli senza recare danni ai componenti.

 

fonte: rinnovabili.it; iea-pvps.org;

 

Fotovoltaico

Fotovoltaico: come e perchè smaltirlo

Il fotovoltaico è una risorsa preziosa per il nostro pianeta, ecco perchè deve essere smaltito nella maniera più corretta

 

E’ da anni ormai che il fotovoltaico ha preso un pò ovunque, sia nei piccoli che grandi centri: basti pensare che a fine 2020 sono stati registrati in Italia 936.000 impianti fotovoltaici, per una potenza totale di circa 21,65 GW e una produzione vicina a TWh (Rapporto statistico Solare Fotovoltaico 2020).  Vista la mole crescente di impianti, sorge spontaneo chidersi: quando bisogna sostituirlo? E soprattutto, come?

Mediamente, un pannello fotovoltaico viene sostituito al suo fine vita (intorno ai 20-25 anni); ma può anche essere cambiato prima di questo termine. Le motivazioni possono essere per malfunzionamento, danneggiamento o miglioramento delle prestazioni con componenti più avanzati. Riciclando poi, si riesce a recuperare un pannello al 98% del suo peso. In particolare, da un modulo di 21 kg circa si ricaveranno:  15 kg di vetro, quasi 3 kg di materiale plastico, 2 kg di alluminio, 1 kg di polvere di silicio e 0,14 kg di rame.

Lo smaltimento: come e perchè

Il Decreto Legislativo n.49 del 2014 (recepente la Direttiva 2012(19/UE) determina una precisa procedura per evitare la dispersione nell’ambiente dei materiali che compongono i pannelli fotovoltaici: quelli  danneggiati o a fine vita devono rientrare nei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche Elettroniche (RAEE), classificate nel raggruppamento R4 (insieme all’elettronica di consumo).

Questi si andranno poi a dividere in RAEE provenienti da nuclei domestici, ovvero rifiuti originati da pannelli fotovoltaici installati in impianti di potenza nominale inferiore a 10 kW; e in RAEE professionali, derivati da pannelli installati in impianti di potenza nominale uguale o superiore a 10 kW.

Novità del Decreto

La principale novità individuata dal Decreto è aver inserito specifiche responsabilità nella gestione dei RAEE, provenienti da pannelli fotovoltaici in capo ai produttori delle stesse apparecchiature, cioè al detentore degli stessi pannelli. Ma vediamo meglio nel dettaglio.

I RAEE fotovoltaici domestici arrivati a fine vita, dovranno essere portati dal Soggetto Responsabile presso un Centro di Raccolta. Si può cercare quello più vicino attraverso il sito istituzionale del Centro di Coordinamento RAEE.  Il finanziamento dei RAEE fotovoltaici domestici consegnati ai Centri di Raccolta, le operazioni di recupero e il loro smaltimento ambientalmente compatibile sono a carico dei produttori presenti sul mercato nello stesso anno in cui si verificano i rispettivi costi. In altre parole, per il proprietario dell’impianto l’operazione di smaltimento è gratuita.

I RAEE fotovoltaici professionali invece, devono essere portati presso un impianto di trattamento autorizzato. Per gli impianti entrati in funzione prima del 12 aprile 2014, il costo di smaltimento ricade sul produttore nel caso di sostituzione, sul proprietario in tutti gli altri casi. Successivamente a questa data, il costo è sempre a carico del produttore.

Smaltire un impianto incentivato

Per gli impianti fotovoltaici che percepiscono gli incentivi in I, II, e III Conto Energia e che quindi non rientrano nell’ambito delle disposizioni previste dal Disciplinare Tecnico, il GSE dovrà trattenere una quota economica finalizzata a garantire la copertura dei costi di gestione dei RAEE fotovoltaici negli ultimi dieci anni di incentivazione (art.40 D.Lgs 49/2014). 

Il GSE trattiene una quota a copertura dei costi di recupero e di smaltimento dei rifiuti prodotti dai pannelli, a scopo cautelativo. Una volta che è stato accertato il corretto smaltimento dei moduli secondo la normativa RAEE, il Gestore restituirà al proprietario l’importo trattenuto.  Nei RAEE domestici la quota trattenuta è pare a 12€ a pannello, mentre nei RAEE professionali la quota è di 10€ a pannello.

Il proprietario dell’impianto deve inviare al GSE la Dichiarazione di Avvenuta Consegna entro 6 mesi. Con questa documentazione, nell’arco di 180 giorni il GSE provvederà a restituire in un’unica soluzione la quota trattenuta.

Incentivi per installare un nuovo impianto (e sostituire quello vecchio)

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Fonti: gse.it, gestione-rifiuti.it, fotovoltaiconorditalia.it, rinnovabili.it, greenenergyservice.it