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Novità 2022: st0p alle autodichiarazioni per la legna da ardere

Nuovi requisiti della legna da ardere: per accedere agli incentivi stop alle autodichiarazioni

Spesso, chi ha il riscaldamento a legna si produce da sé il biocombustibile: bastava un’autocertificazione per bruciare la propria legna. Ma ci sono importanti novità, da seguire con attenzione

Il 30 novembre scorso, il nostro paese ha concluso il recepimento della Direttiva Europea Energie Rinnovabili, meglio nota come RED II. In questo modo ha risolto la messa in mora dell’Italia da parte della Commissione Europea per inadempienza. Come si evince nel testo del D. lgs 199/2021, sono stati chiariti gli strumenti, i meccanismi e gli incentivi, nonché  il quadro istituzionale, finanziario e giuridico, indispensabili per il raggiungere gli obiettivi di incremento della quota di energia proveniente da fonte rinnovabile.

La RED II introduce criteri di sostenibilità che interessano i combustibili solidi da biomassa, destinati a impianti di potenza termica uguale o superiore ai 20 MW, oppure ai 2 MW per impianti che utilizzano combustibili gassosi da biomassa. Sono inoltre previsti dei criteri che coinvolgono tutti gli impianti di produzione di energia termica da fonti rinnovabili soggetti ad incentivi.

Vediamo più nel dettaglio

Nel suo testo, il Decreto identifica come incentivabili solamente impianti e apparecchi alimentati con legna da ardere, per cui siano soddisfatti determinati requisiti:

  • le caldaie a legna con potenza termica nominale inferiore ai 500 kW, necessitano di legna da ardere di qualità uguale o migliore rispetto a quella indicata nell’omologazione. Pertanto, la sua qualità dovrà essere certificata da un organismo di certificazione accreditato, secondo la norma ISO/IEC 17065;
  • parlando di stufe a legna, il combustibile utilizzato dovrà essere sempre certificato da un organismo di certificazione accreditato secondo la norma precedente. Nonostante  la prescrizione della norma all’utilizzo di combustibile di qualità A1, un refuso nel testo normativo porterebbe a difficoltà interpretative e applicative. Eventualmente, futuri decreti attuativi porteranno a sanare questa incongruenza, con una conseguente chiarezza per i consumatori;
  • nel caso dei termo-camini, la legna da utilizzare dovrà essere certificata secondo la norma UNI EN ISO 17225-5. Questa però, omette di specificare una classe minima di quantità, rendendo poco chiaro eventuali obblighi di accreditamento dell’organismo di certificazione.

Infine, ricordiamo che, per caldaie e stufe sotto i 500 kWt, è obbligatorio indicare nella documentazione d’acquisto della legna da ardere sia la classe di qualità, che il codice di identificazione rilasciato dall’organismo di certificazione accreditato dal produttore.

Un nuovo modo di bruciare

Insomma, nonostante alcune lacune del testo, la nuova normativa da un sonoro stop alle autodichiarazioni relative alla classe di qualità della legna da ardere. Non verranno altresì accettate analisi di laboratorio disposte autonomamente dalle aziende di produzione e distribuzione, né analisi effettuate da laboratori non accreditati o accreditati in modo parziale, rispetto alle metodologie previste dalla norma ISO 17225-5. La RED II rende dunque necessaria una certificazione completa della legna da ardere, come ad esempio BiomassPlus®. Un modo per tracciare la provenienza del materiale, partendo dal produttore per arrivare all’utente finale. Inoltre, grazie alla certificazione, si accerta la legalità del processo e la sostenibilità della filiera.