Energia rinnovabile: è arrivato il Bonus per le Batterie di Accumulo

Credito d’imposta per le batterie di accumulo: un aiuto all’energia autoprodotta

Mai come in questo periodo si è capita l’importanza dell’energia generata da fonti rinnovabili, in particolare quella proveniente dagli impianti fotovoltaici. Grazie anche al Superbonus 110%, nel 2022 siamo arrivati ad avere 1.087.190 impianti attivi, con una capacità cumulata di 23,57 GW.

Ma molti di questi impianti non sono muniti di batterie di accumulo, ovvero non hanno la capacità di immagazzinare l’energia prodotta e non autoconsumata, rendendola così disponibile anche quando l’impianto è “a riposo”. Ed è per questo che il Ministero Economia e Finanze ha introdotto il Bonus Accumulo Energia Rinnovabile, pubblicato dalle legge di Bilancio 2022 e disciplinato dal nuovo decreto 6 maggio 2022.

In particolare, all’art 812, comma 1:

Ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, ai contribuenti è riconosciuto,
nel limite massimo complessivo di 3 milioni di euro per l’anno 2022, un credito
d’imposta per le spese documentate relative all’installazione di sistemi di
accumulo integrati in impianti di produzione elettrica alimentati da fonti
rinnovabili, anche se già esistenti e beneficiari degli incentivi per lo scambio sul
posto di cui all’articolo 25-bis del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito,
con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116. Con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità attuative per
l’accesso al beneficio di cui al presente comma e per il suo recupero in caso di
illegittimo utilizzo, nonché le ulteriori disposizioni ai fini del contenimento della
spesa complessiva entro i limiti di cui al presente comma.

Partecipazione e inoltro della domanda

La detrazione fiscale è riservata alle persone fisiche che tra il 1° gennaio e il 31 dicembre di quest’anno sostengono spese documentate per l’installazione di sistemi di accumulo dell’energia, collegati a impianti di produzione dell’elettricità alimentati da fonti rinnovabili, già funzionanti e incentivati. Gli interessati dovranno inviare un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate, seguendo le indicazioni fornite: nella domanda sarà necessario indicare l’importo della spesa agevolabile sostenuta.

Questo bonus, sarà utilizzabile esclusivamente nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo nel corso del quale sono sostenute le spese agevolabili: nell’eventualità che parte del credito non venga utilizzato, questo potrà essere riportato ai periodi d’imposta successivi.

Comunque il Bonus Accumulo prevede un limite massimo di spesa, fissato a 3 milioni di euro per l’anno2022. Una volta esaminate tutte le richieste pervenute, l’Agenzia delle entrate determinerà la percentuale della spesa riconosciuta, sulla base del rapporto tra l’ammontare complessivo stanziato nella legge di bilancio e la somma di tutte le spese agevolabili indicate nelle domande.

Il pensiero degli esperti

Questa misura è stata ben accolta dagli operatori del settore: come spiegato da Vito Zongoli, Managing Director di SENEC: “tutte le misure che sono orientate verso l’efficientamento energetico e il rispetto dell’ambiente vanno a rinforzare il comparto delle energie rinnovabili del “sistema Italia”, rendendo così imprescindibili gli obiettivi dell’Unione Europea in termini di sostenibilità e autosufficienza energetica. In particolare” conclude Zongoli ” questa detrazione in particolare si rivolge a chi non ha beneficiato del Superbonus, rappresentando dunque un vantaggio per tutti”. 

 

 

Fonti: repubblica.it; rinnovabili.it; BibLus-net; fiscooggi.it; 

Energie solare e normative: quali e perchè rispettarle

Impianti fotovoltaici e verifiche: ecco le norme che regolano gli impianti

Non lo sapevi? Tutti gli impianti Fotovoltaici sopra gli 11,08 kW devono essere dotati di un sistema di protezione interfaccia: questa è una misura di protezione posta a sicurezza della rete e dell’impianto stesso attraverso un relè di monitoraggio. Nel caso in cui ci sia una carenza di tensione sulla rete elettrica nazionale, questa blocca l’immissione in corrente.

A seguito delle modifiche alle norme CEI 0-21 e CEI 0-16, chi possiede un impianto fotovoltaico con Sistema di Protezione Interfaccia (SPI), ha il compito di comunicare la verifica periodica della protezione, pena il blocco dell’erogazione degli incentivi.

Verifiche periodiche a tutela dell’impianto

Queste verifiche, eseguite tramite strumentazione certificata, dovranno essere ripetute ogni 5 anni, oltre alla prova  in campo di prima accensione. Il controllo serve per tutelare il corretto funzionamento del sistema e coinvolge tutti i proprietari di sistemi FV in  media o bassa tensione, in particolare:

  • su SPI degli impianti di produzione connessi in media tensione aventi potenza superiore a 11,08 kW;
  • sulle SPI con dispositivo dedicato (relè di protezione) degli impianti di produzione connessi in bassa tensione con potenza superiore a 11,08 kW.

La periodicità di queste verifiche può ricordare la manutenzione delle caldaie: ogni anno viene richiesta la pulizia e ogni due la prova fumi. Perchè non eseguire lo stesso con gli impianti fotovoltaici? Sono comunque sistemi complessi e potenzialmente pericolosi se malfunzionanti. Il controllo periodico sull’interfaccia è utile per controllare che l’inverter non immetta corrente con tensione o frequenza non conformi, e che sia in grado di staccare l’impianto in caso di mancanza di tensione di rete, nelle tempistiche stabilite dalle norme stesse.

In altre parole,  oltre a consentirgli di rispettare i termini di legge, lo aiuta a garantire la non dispersione di energia elettrica, con un netto risparmio in termini di rendimento dell’impianto.

Questa attenzione e cura verso il sistema però non sempre è scontata; anzi, spesso viene trascurata. In molti casi gli stessi proprietari non sono a conoscenza di questi controlli, o ne scoprono l’esistenza solamente quando il gestore di rete ha già avviato la sospensione degli incentivi.

Chi effettua le verifiche?

La verifica sul campo non è un’operazione complicata, potrà al massimo durare un paio d’ore. Il problema è trovare professionisti in grado di eseguire questo controllo. Per questo AIER Impianti offre la sua squadra specializzata in verifiche SPI, proponendo la propria competenza su diverse regioni quali Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta.

E se non effettuo il controllo periodico?

In caso di mancato adempimento, verranno presi provvedimenti da parte del gestore di rete: il primo sollecito verrà inviato il mese successivo alla scadenza; se entro il termine preposto le verifiche non saranno state effettuate, il GSE sospende l’erogazione dell’incentivo, delle convenzioni di scambio sul posto e di ritiro dedicato. La disconnessione vera e propria dell’impianto avverrà solamente previo preavviso da parte del gestore di rete.

 

Bando Parco Agrisolare: via libera dall’Europa

Pubblicate le linee guida per accedere al bando: scopri come ridurre le bollette!

E’ notizia fresca di stampa quella relativa all’approvazione della Commissione europea per lo stanziamento di  1,2 miliardi di euro a favore del Bando Parco Agrisolare. Questa misura vuole favorire l’installazione di  impianti fotovoltaici nel settore agricolo, attraverso sovvenzioni dirette fino al 90% dei costi di investimento ammessi.

Non sono ancora state emesse le tempistiche di presentazione delle domande di contributo, ma il bando durerà fino al 30 giugno 2026: l’obiettivo è sostenere le imprese agricole, agroalimentari e agroindustriali nell’uso delle energie rinnovabili,  migliorando la competitività del settore e portando enormi benefici al clima.

Il nuovo bando: ecco i dettagli

Il bando prevede un contributo a fondo perduto, calcolato in percentuale sulle spese ammesse e differenziato in base alla tipologia di intervento e alla zona in cui si trova l’impresa, per interventi volti alla realizzazione di impianti fotovoltaici sui tetti delle aziende, con potenza di picco non inferiore a 6kWp e non superiore a 500kWp.

Inoltre, i richiedenti possono usufruire del bando per eseguire ulteriori interventi di riqualificazione, al fine di migliorare l’efficienza energetica delle strutture. Si potrà dunque:

  • rimuovere e smaltire l’amianto dai tetti;
  • realizzare l’isolamento termico;
  • inserire un sistema di aerazione connesso alla sostituzione del tetto;

Questi aiuti sono concessi nella misura del:

  • 50% delle spese ammesse per le imprese situate in regioni meno sviluppate (Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia)
  • 40% delle spese ammesse per le imprese situate nelle altre regioni d’Italia.

Inoltre, la Commissione ha previsto una maggiorazione del 20% per:

  • i giovani agricoltori o gli agricoltori insediati nei cinque anni precedenti la data della domanda di aiuto;
  • gli investimenti collettivi;
  • gli investimenti in zone soggette a vincoli naturali o altri vincoli specifici.

Quali spese finanzia l’incentivo?

L’incentivo andrà a coprire le spese per la realizzazione degli impianti fino a un limite massimo di 1.500€/kWp e fino ad ulteriori 1.000,00€/kWh ove siano installati anche sistemi di accumulo. Dove poi si decide di installare colonnine di ricarica elettrica per la mobilità sostenibile e per le macchine agricole, verrà riconosciuta una spesa fino a un limite massimo ammissione pari a 1.00,00€/kW.

Per la rimozione e smaltimento dell’amianto e l’esecuzione degli interventi di realizzazione o miglioramento dell’isolamento termico, la spesa massima ammissione per singolo progetto è pari a 750.000,00 €, nel limite massimo di 1.000,00 € per ogni singolo beneficiario.

Nel finanziamento rientrano solamente impianti realizzati con componenti di nuova costruzione, ma non necessariamente installati sulle stesse coperture dove si opera la bonifica dall’amianto: anzi, quest’ultima può interessare superfici maggiori rispetto a quelle interessate all’installazione dei pannelli, purché appartenenti allo stesso fabbricato.

Ma quindi, chi può richiedere il contributo?

La domanda di contributo può essere inoltrata da:

  • imprenditori agricoli (sia singolarmente che in società);
  • imprese agroindustriali, in possesso di codice ATECO ammessi;
  • cooperative agricole e le cooperative o loro consorzi di cui all’art. 1 comma 2 del Decreto Legislativo 18 maggio 2001, n. 228.

Non posso presentare domanda i soggetti esonerati dalla tenuta della partita della contabilità IVA, aventi un volume di affari annuo inferiore a 7.000,00 euro.

Come anticipato, il MIPAFF annuncerà a breve le tempistiche di presentazione delle domande; la procedura sarà comunque a sportello, e le pratiche verranno saranno in funzione dell’ordine cronologico di presentazione delle domande.

Una volta ricevuto l’incentivo, gli interventi dovranno essere realizzati, collaudati e rendicontati entro 18 mesi, o comunque entro il 30 giugno 2026.

 

 

 

Azienda agricola tra costi e consumi: il fotovoltaico può aiutare!

Gestisci un’azienda agricola? Sfrutta i migliori incentivi per abbattere le bollette

Molte realtà agricole e agriturismi hanno grandi spazi poco sfruttati ed esose bollette a fine mese: anche gli ultimi rincari sul prezzo dell’energia hanno inciso notevolmente su questo settore.  Ecco così che, per aiutare queste realtà fondamentali per la nostra economia, sono stati creati diversi incentivi. Uno di questi è il  bonus Parco Agrisolare: un piano che incentiva l’installazione di impianti fotovoltaici sulle coperture di stalle e cascine, senza occupare il prezioso suolo, sfruttabile per attività legate alla produzione.

Bonus Parco Agrisolare

Questa misura, che rientra nel PNRR, ha a disposizione 1,5 miliardi di euro per la realizzazione di impianti  fotovoltaici su tutto il territorio nazionale. Ciascun beneficiario potrà usufruire di un tetto massimo di 250mila euro. Un conto capitale che permetterà non solo l’installazione dell’impianto per la produzione di energia, ma anche la rimozione e lo smaltimento dell’amianto ove presente, oppure la realizzazione dell’isolamento termico e dell’areazione delle stalle – andando così a migliorare il lavoro e il benessere degli animali.

Una seconda misura, sempre legata al PNRR, riguarda gli impianti agro-voltaici: ovvero l’implementazione di sistemi ibridi agricoltura-produzione di energia che non compromettano l’utilizzo dei terreni dedicati all’agricoltura, ma che contribuiscano alla sostenibilità ambientale ed economica delle aziende: ad esempio valorizzando i bacini idrici attraverso soluzioni galleggianti.

Ma perché conviene installare un impianto fotovoltaico?

Le aziende agricole e gli agriturismi si ritrovano a pagare cifre da capogiro, ma senza energia elettrica non si potrebbe lavorare. Ora come ora è fondamentale riuscire a trovare energie alternative che possano agevolare

queste realtà. Ed ecco che la tecnologia, unita al potere del sole, viene in soccorso. Installando dei pannelli fotovoltaici si andrebbe a produrre in autonomia l’energia necessaria ad ali

mentare attrezzature e locali. Inserendo poi un buon sistema di accumulo calibrato sulla produzione e il consumo, si potrà immagazzinare l’energia non auto-consumata ed averne sempre di scorta!

Inoltre, avere un impianto fotovoltaico vuol dire avere un sistema di guadagno: infatti, attivando il meccanismo di Scambio sul Posto, si può rivendere al GSE l’energia prodotta ma non utilizzata. In questo caso il pagamento avviene tramite conguaglio semestrale in bolletta.

Quando si decide di installare un impianto fotovoltaico non si fa solamente per se stessi e per il proprio portafoglio, ma si pensa anche al futuro del pianeta: il loro utilizzo favorisce e promuove il benessere ambientale, contribuendo alla riduzione dell’impronta di carbonio individuale e delle emissioni di carbonio complessive. Proviene dal sole, pertanto è a tutti gli effetti energia pulita. E poi, perché non approfittare degli incentivi?!

Agricoltura e Fotovoltaico? Ecco i nuovi incentivi!

In arrivo il bando per l’installazione di impianti FV nel mondo dell’agricoltura

E’ notizia fresca di stampa l’imminente pubblicazione del bando per l’accesso ai finanziamenti dedicati agli impianti fotovoltaici per le aziende agricole. Il Ministero per le Politiche agricole ha infatti dichiarato che, entro il 31 marzo, verrà pubblicato il testo contenente i requisiti e le linee guida per inviare la domanda di richiesta incentivi per l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti agricoli.

L’obiettivo del bando

Per l’attuazione del bando, il ministero ha stanziato 1,5 miliardi di euro. L’obiettivo è quello di mettere a regime oltre 400MWp di potenza solare su una superficie complessiva di 4,3 milioni di metri quadri. Gli impianti potranno così andare a coprire i tetti degli edifici a uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale. Un’opportunità questa che si rileva favorevole per molte aziende agricole, dato che fra stalle, fienili e capannoni la superficie da poter sfruttare è decisamente ampia e sono molti i macchinari che per funzionare richiedono energia elettrica.

Invio e gestione delle domande

Una volta emesso il bando, le domande inviate verranno gestite dal GSE, indicato dal Mipaaf come attuatore della linea di intervento del Pnrr. In contemporanea, è in atto anche la predisposizione per una convenzione “pubblico-pubblico”, che consentirà di avviare in tempi brevi le operazioni di attuazione dei programmi fotovoltaici, una volta che la domanda ha ricevuto il riscontro positivo. Questa operazione risulta essere “un passo avanti fondamentale per accelerare il processo e consentire immediato avvio dei progetti” spiega il Ministero.

Il Ministero dell’Agricoltura comunque, manterrà il ruolo di punto unico di contatto con il Servizio centrale per il Pnrr, con la responsabilità di supervisionare complessivamente l’intervento, in ogni fase per l’attuazione dei progetti.

 

fonte: ansa.it

 

Fotovoltaico ed SPI: entriamo delle verifiche quinquennali

Verifiche SPI: cosa fare per non perdere gli incentivi e mantenere un impianto efficiente

Siamo ormai dentro al 2022 e questo è l’anno delle scadenze per le verifiche periodiche del Sistema di Protezione d’Interfaccia (SPI) degli impianti fotovoltaici.

Con l’entrata in vigore della delibera 786/2016/R/ELL, inerente le tempistiche per l’applicazione delle nuove disposizioni previste dalla norma CEI 0-16 e dalla nuova edizione della norma CEI 0-21 relative agli inverter, ai sistemi di protezione di interfaccia e alle prove per i sistemi di accumulo, gli utenti hanno avuto l’obbligo di far verificare questi dispositivi da esperti qualificati. E con l’arrivo del 2022 questa verifica è in scadenza: sono infatti passati i 5 anni dal primo controllo.

In particolare, i controlli devono essere effettuati: sui sistemi di protezione di interfaccia degli impianti di produzione connessi in media tensione con potenza superiore a 11,08 kW; sui sistemi di protezione di interfaccia con dispositivo dedicato degli impianti di produzione connessi in bassa tensione con potenza superiore a 11,08 kW.

 

Ma a cosa serve questa verifica del SPI?

L’SPI ha una funzione fondamentale per il corretto funzionamento dell’impianto. In particolare:

  • evita che l’utente continui a fornire energia, qualora la rete nazionale abbia un guasto;
  • impedisce che si alimenti un eventuale guasto alla linea senza rendersene conto;
  • non crea perturbazioni sulla rete;
  • nel caso in cui la tensione e la frequenza non siano nei giusti parametri, interrompe immediatamente la fornitura alla rete.

Essendo regolata da normativa, se la verifica non venisse effettuata entro la scadenza,  il gestore di rete provvederà a segnalare la mancanza al GSE, che sospenderà l’erogazione degli incentivi (ove previsti) e le convenzioni di scambio sul posto e di ritiro dedicato. Ma questo rischio non dovrebbe essere il vero stimolo ad eseguire la verifica: un impianto sicuro sarà sempre al massimo della sua efficienza, garantendo una maggiore durata nel tempo.

La nostra offerta

Aier Impianti, attraverso i suoi professionisti certificati , propone un pacchetto completo in cui effettua tutti i test richiesti secondo la normativa di riferimento, comunicandoli agli enti preposti e gestirà le scadenze future. Inoltre, in tutti gli interventi verrà offerta l’assistenza di un elettricista qualificato per le operazioni di accesso al quadro elettrico, per un’eventuale riconfigurazione di SPI e quadro e per i ripristini al termine della taratura. Tutto questo a un prezzo vantaggioso!

Il Caro bollette e il Conto Energia: colpiti gli impianti fotovoltaici

Nuove mosse del Governo per ammortizzare i rincari in bolletta

Il 2022 è iniziato preoccupando gli italiani con il Caro bollette: un’impennata delle bollette per luce e gas, con aumenti di oltre 1000 nelle bollette delle famiglie. Tutto questo dovuto al rincaro dei prezzi delle materie prime e le ridotte forniture di gas dai paesi esteri. Per cercare di sanare la situazione, il Governo sta preparando diverse misure per frenare l’impennata dei prezzi. Tra queste, alcune interesseranno i possessori di impianti fotovoltaici.

Entro la fine dell’anno, i proprietari degli impianti da fonti rinnovabili hanno la possibilità di restituire parte degli extra profitti legati alla produzione delle proprie centrali. Per calcolare quanto restituire, bisognerà considerare la differenza tra i prezzi attuali del mercato e quelli equi dell’energia prima della crisi. A stabilirlo è il Consiglio dei Ministri, che ha siglato nei giorni scorsi la bozza del Decreto legge Sostegni.

Questo decreto, vuole determinare misure adeguate per contenere gli effetti degli aumenti dei prezzi che hanno interessato il settore elettrico. Un’intervento era già stato effettuato dall’esecutivo, con lo stanziamento di 3,8 miliardi sul primo trimestre 2022: l’obiettivo era mitigare il rincaro del costo dell’energia. Ma con questo nuovo provvedimento, il governo vuole nuovamente adoperarsi, stanziando altri 1,7 miliardi. L’obiettivo è quello di arrivare, nel corso dell’anno, a erogare 10 miliardi di euro per supportare imprese e famiglie.

Dal 1 di febbraio fino al 31 dicembre 2022, verrà applicato un meccanismo di compensazione, che interesserà il prezzo dell’energia prodotta da impianti fotovoltaici di potenza superiore a 20 kW che rientrano nelle tariffe fisse derivanti dal Conto Energia, quindi non dipendenti dai prezzi del libero mercato.

Il pensiero dell’associazione leader del fotovoltaico in Italia

Su queste nuove misure, Italia Solare sottolinea come “gli operatori del fotovoltaico siano disponibili a fare la loro parte, ma solo se si impone un limite massimo ai prezzi di vendita dell’energia sul mercato. Non dovranno essere modificare le tariffe incentivanti dei Conti Energia e tutti dovranno partecipare allo sforzo, in primis chi produce e vende combustibili fossili”. 

E sull’argomento interviene anche Paolo Rocco Viscontini, presidente dell’associazione: “E’ giunta l’ora di intaccare i sussidi ai combustibili fossili. Se così non avverrà, ci troveremo al paradosso di andare a ledere chi ha investito in impianti da fonti rinnovabili, lasciando stare gli unici veri responsabili di questo disastro: il mondo dei fossili”. 

Inoltre, continuando a leggere la bozza del decreto Sostegni, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente potrebbe annullare per il primo trimestre 2022 le aliquote relative agli oneri generali di sistema applicate alle utenze con potenza pari o superiore a 16,5 kW. Il motivo? Ridurre ulteriormente gli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico.

 

 

fonte: solareb2b.it

Moduli Fotovoltaici a fine vita: Enea ed Enel per il recupero delle materie prime

Un progetto europeo per il recupero sostenibile dei moduli FV

I pannelli solari sono diventati oramai parte integrante della nostra vita, e molti di essi stanno per raggiungere (o hanno già raggiunto) il loro fine vita:  diventa dunque sempre più concreta la necessità di recuperare e riciclare tutte le materie prime che li compongono. Istituti di ricerca e aziende europee hanno così dato vita al progetto UE Photorama: un programma che ha come obiettivo la creazione di soluzioni tecnologie innovative per massimizzare il recupero delle materie prime che formano i pannelli fotovoltaici, andando così a sviluppare una filiera industriale per produrre nuovi pannelli in un’ottima di economia circolare.

Il progetto, finanziato dal programma Horizon2020 e coordinato dall’ente francese CEA, vede impegnate 13 realtà europee: tra queste Enea ed Enel Green Power.

L’Italia impegnata nell’economia circolare del fotovoltaico

La ricerca di Enea si focalizza sull’eco-design dei moduli fotovoltaici, con l’obiettivo di elaborare una tecnica produttiva che renda il pannello facilmente riciclabile in tutti i suoi componenti. Enel Green Power invece valuterà la migliore tecnologia di riciclo dei moduli FV e validerà l’utilizzo di componenti prodotti con materie prime recuperate. Andrà così a nascere una nuova linea industriale, che adopererà un’innovativa tecnologia di delaminazione in grado di separare le celle solari dalla lastra di vetro. Inoltre, si utilizzeranno innovativi processi chimico-fisici, per consentire il recupero di quasi tutti i materiali senza però ricorrere alle poco efficienti tecniche di triturazione. Questo nuovo processo tecnologico si tradurrà in un up-clycling, con il recupero di materiali di alto valore e metallo dallo strato delle celle soalri.

“Il progetto Photorama svilupperà una tecnologia innovativa, che permetterà di recuperare quasi il 100% dei materiali che vanno a comporre i pannelli fotovoltaici a fine vita, raggiungendo un grado di purezza mai visto prima.” spiega Massimo Izzi, responsabile del progetto Photorama per Enea e ricercatore del laboratorio Ingegneria per l’Industria fotovoltaica. “Al mondo non esiste nessun processo industriale in grado di raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti. Centrarli significherebbe aiutare l’intera industria solare. Si compirebbe un significativo passo avanti rispetto agli standard attuali di riciclaggio, rendendo così l’Europa meno dipendente dalle importazioni di materie prime critiche. 

 

fonte: solareb2b.it; photorama-project.eur; 

Fotovoltaico e riciclo: un nuovo modo per progettare i moduli

Le linee guida IEA per moduli fotovoltaici riciclabili: ottimizzare il recupero per la decarbonizzazione

L’impiego dell’energia solare attraverso il fotovoltaico è fondamentale per il progetto di decarbonizzazione mondiale. Ma l’aumento di impianti installati porterà, entro il 2050, a dover smaltire milioni e milioni di moduli fotovoltaici. E, per rendere l’energia solare realmente sostenibile, queste tonnellate di materiali necessiteranno di una seconda vita.

Le linee guida IEA

Cosa vuol dire questo? Che il mondo deve ottimizzare il riciclo fotovoltaico. E per farlo deve migliorare i processi di trattamento dei vecchi pannelli e implementando strategie di Design for Recycling (DfR) prima della fase di produzione. Su questa idea, il Photovoltaic Power Systems Programme dell’Agenzia Internazionale per l’Energia ha creato delle linee guida proprio per la progettazione di moduli fotovoltaici idonei al riciclaggio.

“La crescita globale della tecnologia dell’energia pulita è inesorabilmente seguita dalla crescita di prodotti a fine vita” spiega l’Agenzia.

E questo aumento sostanziale metterebbe a forte rischio le future forniture di materie prime, nonostante i numerosi sforzi di dematerializzazione in corso. Si è venuta a formare così una nuova attenzione nei confronti dei processi di economia circolare anche perché “il fotovoltaico non è stato progettato pensando al riciclaggio e presenta sfide nel restituire le materie prime incorporate”. 

Il documento redatto da IEA-PVPS si focalizza sui requisiti critici quasi funzionalità, longevità, durata, affidabilità e costo. Sottolinea come il DfR debba supportare o migliorare questi aspetti, comportando dei compromessi tra riciclabilità, prestazioni e costi del prodotto. I primi passi da compiere saranno ovviamente quelli di ridurre al minimo i materiali difficili da riciclare e gli adesivi non reversibili. Ad esempio, sarà necessario utilizzare delle etichette,  in modo da dividere i materiali riciclabili da quelli che, appunto, non lo sono.

Queste linee guida vogliono puntare i riflettori sull’importanza della composizione del blacksheet e sulla capacità di ridurre al minimo l’uso di incapsulati, facilitando così lo smontaggio dei moduli.  Diminuire poi il numero e la complessità dei materiali dei moduli o utilizzare diversi sigillanti nel telaio in alluminio, consentendo la separazione dei moduli senza recare danni ai componenti.

 

fonte: rinnovabili.it; iea-pvps.org;

 

Attenzione al Temporale! Come proteggere il tuo impianto fotovoltaico

Temporale, fulmini e fotovoltaico: tutto quello che devi sapere per proteggere al meglio il tuo impianto

E’ arrivata la brutta stagione e con essa arriva il temporale con i suoi fulmini. Ma questi fenomeni atmosferici possono causare danni o anomalie al nostro impianto fotovoltaico appena ultimato? Purtroppo si.

Più della metà dei guasti alle apparecchiature elettriche si può ricondurre a cause atmosferiche, con danni molto variabili: possiamo avere un semplice black out oppure un cortocircuito, fino ad arrivare a guasti strutturali più importanti. E gli impianti fotovoltaici purtroppo, sono particolarmente sensibili ai fulmini.

Arriva il fulmine

Se un fulmine colpisce direttamente il tuo impianto, non si potrà fare molto. Quasi sicuramente i pannelli andranno fuori uso, con una ripercussione su tutto l’impianto elettrico. Se cade in prossimità dell’abitazione invece, si registrerà un aumento improvviso della tensione: in questo caso ci si potrà proteggere, ma con le giuste precazioni.

In entrambi i casi però, risulta fondamentale non collegare i moduli fotovoltaici a terra o installare dei parafulmini senza prima il consenso di un professionista del mestiere.

Ma quindi, come possiamo proteggere il nostro impianto fotovoltaico?

Per garantire una sicurezza contro i fulmini, è bene provvedere a installare un scaricatore di sovratensione, noto anche come SPD (Surge Protection Device). Questo apparecchio ha in se due vantaggi: è economico e si può implementare ad un impianto già esistente. Entra in funzione in caso di anomalie di corrente e svolge la funzione di contenitore, scaricando a terra tutta l’energia in eccesso.

Esistono tre tipi di di SPD:

  • per la protezione di persone e di apparecchiature dai fulmini;
  •  per le sovratensioni causate dal distributore di corrente elettrica;
  • da posizionare dietro l’elettrodomestico per una maggiore protezione e da utilizzare insieme agli altri due tipi.

Solitamente, per una maggiore protezione dell’impianto, si installano gli SPD vicino all’inverter, vicino al generatore e nelle cassette di stringa.

Un’ulteriore precauzione

Per tutelarsi a 360° ci possiamo affidare ad alcune compagnie assicurative: queste infatti offrono una polizza denominata All Risks. E’ un contratto assicurativo che va a coprire il risarcimento totale o parziale legato ai danni causati da fenomeni meteorologici avversi all’impianto fotovoltaico. Tra questi rientrano ovviamente i fulmini ma anche vento, neve, ghiaccio e grandine.

Concludiamo ricordando che è sempre opportuno svolgere la corretta manutenzione del proprio impianto, mantenendolo pulito e sempre alla massima efficienza.